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*****



*****




"E' una delle grandi difficoltà della vita indovinare ciò che una donna vuole"
(Italo Svevo)

*****



"Perdona i tuoi nemici ma non dimenticare mai i loro nomi..."
(John Fitzgerald Kennedy)

Da quando ho letto questa frase 15 anni fa su una smemoranda non l'ho più dimenticata... ed è diventata uno dei miei "famosi" motti...

*****



"L'essenziale è invisibile agli occhi"
(Antoine de Saint-Exupery)

*****



"Amare non significa guardarsi l'uno con l'altra, ma guardare ambedue, insieme, nella stessa direzione"
(Antoine de Saint-Exupery)

*****

"Forse non siamo capaci di amare
proprio perchè desideriamo essere amati,
vogliamo qualcosa dall'altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza"
(Milan Kundera)



*****
"Chi se fa l'affari sua campa cent'anni!"
Da ricordare bene, se necessario scriverlo da qualche parte... Quindi ecco qua... Un altro dei miei "famosi" motti...



*****


"Est-ce ma faute si je trouve partout de bornes? [...]
Je cherche un bien inconnu dont l'instinct me poursuit"
(Michel de Montaigne)

*****


Ciò che penso del genere umano potrebbe essere così riassunto:



"Quando Dio ha fatto l'uomo e la donna non li ha brevettati. Così da allora qualsiasi imbecille può fare altrettanto."
(George Bernard Shaw)

"Soltanto l'inutilità del primo diluvio trattiene Dio dal mandarne un secondo."
(Nicolas de Chamfort)

"Non bisogna giudicare Dio da questo mondo, perchè è soltanto uno schizzo che gli è riuscito male."
(Vincent Van Gogh)

"
Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi."
(Albert Einstein)



*****



Chi semina raccoglie,
ma chi raccoglie si china...
... e a quel punto è un attimo...

*****

La tool è tratta da un disegno di Tadahiro Uesugi.
Altre tool interessanti le trovate qui: vale la pena fargli una visita!



*****



*****

DISCLAIMER
Il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha, comunque, carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001. L'Autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. I commenti anonimi e/o offensivi saranno cancellati. Alcune foto presenti su questo blog sono state reperite in internet: chi ritenesse danneggiati i suoi diritti d'autore può contattarmi per chiederne la rimozione.

 


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6 luglio 2007

Il grande Ratzinga

La notizia è vecchia (non so davvero come possa essermi sfuggita) ma merita di essere riportata.
Mi ha lasciato a bocca aperta.
E non è tanto per l’ennesimo calendario.
Se vogliamo essere pignoli non è nemmeno per il fatto che il protagonista di questo calendario è – rullo di tamburi – il Papa
(sì, avete capito bene, proprio lui).
In un’epoca in cui l’immagine è tutto, in cui i media la fanno da padrone decidendo cosa rendere pubblico e cosa no, decidendo cosa farci sapere e cosa dobbiamo pensare, non c’è da stupirsi che anche il Vaticano cerchi di stare al passo con i tempi.
(Ma questo Papa non cercava un ritorno alle origini? Insomma, si decidesse una buona volta…)
Il calendario 2007 che mostra il Papa che legge, che gioca con l’acqua e che guarda il panorama
(complimenti al fotografo per la fantasia… ma del resto, cosa ci si poteva aspettare? Magari sarebbe stata preferibile qualche foto più “significativa” che mostrasse un Pontefice un po’ più “operativo” ma vabbè…)
è stato venduto al modico prezzo di 5 euro (più il prezzo del giornale) con Famiglia Cristiana di Novembre.
Il Vaticano ci tiene a far sapere che di questi 5 euro 1 euro verrà devoluto in beneficenza alla Città dei Ragazzi Nazareth in Ruanda.
E’ sempre così magnanimo il nostro Vaticano… meno male che ci sono loro…
1 euro in beneficenza per ogni copia venduta… ma… gli altri 4 euro che fine avranno fatto?
Chi se li è intascati? Ah, questa benedetta logica del profitto, è più contagiosa di un virus… ma almeno loro, le nostre “guide spirituali”, non dovrebbero esserne immuni?

P.s. Ieri sono entrata in libreria con l’intenzione di comprare un libro per mia madre.
Lei è credente (come dice mio nonno “le hanno fatto il lavaggio del cervello e ha funzionato” ) quindi pensavo di regalarle il libro di Ratzinger…
Ebbene, non ce l’ho fatta.
L’ho preso in mano, l’ho girato e rigirato, ho guardato il prezzo e… l’ho posato.
Non ce l’ho fatta a finanziare il Vaticano, proprio no, mi è venuta l’orticaria.
Le ho comprato un libro di Camilleri, almeno si svaga un po’.




permalink | inviato da Lasegretariaperfetta il 6/7/2007 alle 11:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

18 maggio 2007

Habemus Papam! (che culo...)

Prima o poi si dovrà tirare fuori la testa da sotto la sabbia...

PRETI PEDOFILI, L’INDIGNAZIONE MONTA SUL WEB – LA MESSA IN RETE DI UN’INCHIESTA DELLA BBC SUSCITA SCANDALO: BENEDETTO XVI, QUANDO ERA CARDINALE, AVREBBE COPERTO MOLTI CASI IN GRAN BRETAGNA – INTANTO, NEGLI USA, FIOCCANO RISARCIMENTI MILIARDARI…


1 - L’INCHIESTA BBC SUI PRETI PEDOFILI DIVENTA UN CASO SU INTERNET…
Da “Repubblica.it”

Un'onda di indignazione attraversa la rete e acquista ogni giorno portata maggiore. E' bastato poco, che in realtà "poco" non è. La messa in Rete di un documentario della Bbc, titolo Sex Crimes and the Vatican, andato in onda in Gran Bretagna nel 2006, nel quale si svelano i risvolti inquietanti di una vicenda che coinvolse decine di sacerdoti, responsabili di reati di pedofilia, come quelli della diocesi di Ferns, contea di Wexford, Irlanda. E di come i reati, e i loro autori, vennero tutelati dalle autorità ecclesiastiche.  
Soprattutto, si parla del Crimen Sollicitationis, il documento segreto emesso dal Santo ufficio del Vaticano (oggi Congregazione per la dottrina della fede) nel 1962, che fornisce istruzioni ai vescovi su come trattare i casi di sacerdoti accusati di usare la segretezza del confessionale per fare avances sessuali ai penitenti. Ma soprattutto di come porsi di fronte a crimini peggiori, come il coinvolgimento di un prete in rapporti sessuali con un animale, un bambino o un uomo.
Ebbene, il garante dell'applicazione di quelle direttive fu Benedetto XVI, all'epoca dei fatti ancora cardinale Joseph Ratzinger. Fu lui il responsabile della direttiva con la quale lo scandalo venne messo a tacere e i preti furono protetti e nascosti alle autorità.
Il video è crudo e esplicito, riporta le testimonianze di chi, all'epoca bambino, fu vittima degli abusi. Che viaggiasse su internet era prevedibile così com'era inevitabile che alimentasse la discussione. Utenti premurosi si sono presi la briga di tradurre e sottotitolare la versione integrale del documentario anche nella nostra lingua.
Così, la Ferns Inquiry, il Rapporto Ferns, ovvero l'inchiesta governativa ufficiale irlandese del 2005 che riguardava le denunce di abusi avvenuti nella diocesi irlandese, ma anche gli altri contenuti del documentario, si sono trasformati in uno dei documenti attualmente più diffusi e scambiati sul Web. Il dibattito si infiamma su siti e blog italiani, fra riflessioni pacate, giudizi netti e, com'è legittimo, dubbi e contestazioni.

 
2 - LOS ANGELES, IL CARDINALE VENDE TUTTO…
Paola Coppola per “la Repubblica”


La più grande diocesi d´America in vendita per risarcire le centinaia di vittime degli abusi dei preti pedofili. L´arcivescovo di Los Angeles, il cardinale Roger Mahony, ha annunciato l´intenzione di mettere mano al patrimonio di famiglia: l´edificio principale della diocesi, che si compone di 12 uffici amministrativi, e altri 50 beni immobiliari, dovranno servire a trovare i fondi per pagare i danni nelle oltre 500 cause che coinvolgono la curia. Si tratterà di sborsare, secondo le stime, un miliardo di dollari.
Sono i risarcimenti per le molestie subite da 656 minori e inferte da 244 preti, diaconi e seminaristi tra il 1931 e il 2003. Abusi che sono paragonabili per dimensioni a quelli che hanno coinvolto la diocesi di Boston, la prima ad alienare dei beni per evitare la bancarotta, e quella dove è iniziato lo scandalo che ha travolto la chiesa cattolica americana.
Dal 1985 la diocesi di Los Angeles ha già pagato 100 milioni di dollari per chiudere 85 cause. A dicembre scorso sono stati pagati gli ultimi 40 milioni, gli altri 20 necessari a risarcire 46 cause civili sono stati messi dalle assicurazioni.
Ora l´arcivescovo che guida una diocesi che ha più di 4,3 milioni di fedeli ha deciso di ricorrere alla vendita dei beni, che ha precisato non saranno né scuole né chiese. Nel 1995 fu il cardinale Mahony a raccogliere la prima confessione di un prete pedofilo. Padre Michael Baker gli raccontò di aver molestato dei bambini.

Fu sospeso, consegnato alle cure di uno psichiatra, ma le violenze che aveva commesso furono messe a tacere e il caso non fu segnalato alla polizia. Solo nel 2000, dopo essere stato destinato a un altro incarico e aver commesso altri abusi, fu espulso dalla chiesa.
Negli anni nonostante le accuse che hanno coinvolto la diocesi di Los Angeles Mahony ne è rimasto alla guida e oggi dice che «la chiesa è pronta a fare la sua parte». Lo scandalo dei preti pedofili è esploso nel 2002 nella diocesi di Boston. La curia - dove 500 preti furono accusati di pedofilia - rischiava la bancarotta finanziaria. Due anni dopo per poter affrontare i risarcimenti ha venduto la residenza dell´arcivescovo, un palazzo in stile rinascimentale, e i 17 ettari di terreno che la circondano.
Gli immobili sono stati acquistati da un collegio di gesuiti. Complessivamente lo scandalo della pedofilia - circa il 4% dei preti cattolici in servizio negli Stati Uniti accusati di abusi sui minori, secondo il rapporto della Conferenza episcopale degli Stati Uniti - è già costato alla Chiesa cattolica americana oltre un miliardo di dollari. Una cifra che continua a crescere perché molte cause sono ancora in corso.

Dagospia 17 Maggio 2007




permalink | inviato da il 18/5/2007 alle 16:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

10 maggio 2007

Go away Paris!



Che ce le avesse ormai frantumate con le sue stronzate da nullafacente ricca e snob è innegabile.
Ora l’hanno anche condannata a 45 giorni di prigione.
Lei frigna davanti a Schwarzenegger che non ci vuole andare.
Oltretutto le future compagne di “albergo” l’hanno già minacciata di morte
(ah, come le capisco! Come dargli torto?)
Quello che non sapevo ancora è che negli Stati Uniti sta girando una petizione per cacciarla dal paese.
Se volete aiutarli potete dare un’occhiata qui.
C’è anche un video e la sonorità è gradevole.
Io ho firmato per liberarli perché, nonostante non abbia un grande amore per gli americani (eufemismo!), nemmeno loro meritano una condanna simile…
Basta che però non ce la mandino in Italia. Già stiamo messi maluccio qui, ci manca solo lei…
Classico caso di braccia rubate all'agricoltura...




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8 marzo 2007

Non tutti sanno che...



Tutti sanno che l’8 marzo è la data in cui si celebra in tutto il mondo la giornata della donna.
Ma non tutti sanno che questa festa è stata istituita nel secolo scorso e la scelta dell’8 marzo per celebrarla ha una serie di possibili spiegazioni, tutte legate comunque ad eventi in cui la centralità della figura femminile è stata messa in forte rilievo.
La linea di pensiero più accreditata rimanda agli eventi che ebbero luogo nel 1908: in quell’anno, all’inizio di marzo, le operaie dell'industria tessile "Cotton" di New York scioperarono per protestare contro le condizioni disumane in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario della fabbrica bloccò tutte le porte dello stabilimento per impedire alle donne di uscire. Nello stabilimento scoppiò però un incendio e le 129 lavoratrici imprigionate all'interno morirono nel rogo. Questa data venne in seguito proposta come giornata di lotta internazionale a favore delle donne da Rosa Luxemburg, teorica della rivoluzione marxista che fondò il partito socialista polacco e il partito comunista tedesco, proprio in ricordo della tragedia newyorkese.
Secondo un'altra versione la scelta dell'8 marzo risalirebbe a tempi ancora più lontani, per la precisione all’8 marzo 1848, quando le lavoratrici dell'industria dell'abbigliamento di New York proclamarono uno sciopero al quale presero parte trentamila donne: si trattò della più imponente manifestazione femminile che si fosse mai avuta negli Stati Uniti. Le scioperanti reclamavano il rispetto dei loro diritti politici e sociali, alla pari con gli uomini, e chiedevano in particolare il diritto al voto, la riduzione dell'orario di lavoro da 12 a 8 ore al giorno, l’istituzione di un giorno di riposo, la firma di un regolare contratto e una retribuzione rispondenti agli accordi sindacali fra padroni e lavoratori. L'imponenza della manifestazione sarebbe stata di per sé sufficiente a motivare la scelta dell'8 marzo per la giornata della donna.
Secondo una terza ipotesi, la festa dell'8 marzo ricorda una manifestazione avvenuta il 23 febbraio 1917 (data che corrisponde al nostro 8 marzo) a San Pietroburgo, durante la quale le donne russe sfilarono per le vie della città protestando contro la fame e chiedendo il ritorno a casa dalle trincee di figli e mariti.
Al di là delle ragioni storiche, l'istituzione della festa in questa data risale alla Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste, che si tenne a Copenaghen il 29 agosto 1910, data in cui si decise di istituire, su proposta della socialdemocratica tedesca Klara Zetkin, la "Giornata Internazionale della Donna", fissandone la data all'8 marzo di ogni anno: Spirito e scopo di quella giornata era, ed è tuttora, ottenere per le donne una parità di trattamento rispetto agli uomini. In particolare, le socialiste chiedevano allora l'estensione del voto politico alle donne in ogni Paese.
In Italia si cominciò a celebrare la festa della donna prima dello scoppio della prima guerra mondiale. La tradizione si interruppe durante gli anni del fascismo e riprese durante la lotta di liberazione come giornata di mobilitazione femminile contro la guerra, l'occupazione tedesca e per le rivendicazioni di diritti delle donne. Nacquero così i gruppi di difesa della donna collegati al Comitato di Liberazione Nazionale, da cui nacque in seguito  l'Udi (Unione Donne Italiane). Nel 1946 l'Udi preparò il primo 8 marzo nell'Italia libera, proponendo di farne una giornata per il riconoscimento dei diritti sociali e politici delle donne, e scelse la mimosa come simbolo della giornata.

p.s. Premesso che non ho ancora ricevuto gli auguri e men che meno uno straccio di mimosa, mi chiedo cosa c'entri festeggiare questa giornata con gli spogliarelli maschili (non che io sia contraria... anzi! però magari non proprio l'8 marzo........) 




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22 dicembre 2006

Contro un muro!

Si dice che a Natale siamo tutti più buoni… io invece mi sento sempre più intollerante e insofferente.
E certi parassiti li metterei contro un muro.
Perché certe cose non sono tollerabili, certa feccia non dovrebbe avere il diritto di stare in mezzo alla gente. Un pensionato… come si fa a picchiare a morte un uomo di 60 anni? Perché certi delinquenti con precedenti penali stanno a piede libero? Come si può? Esci di casa la mattina e non sai se la sera farai ritorno… morire per mano di due tossici merdosi mentre sei fermo ad un semaforo... io arriverei davanti al Padre Eterno incazzata come una biscia.




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20 dicembre 2006

La tolleranza non è una strada a senso unico

Non compro quotidiani ma ogni giorno leggo le notizie su internet. A volte resto indifferente, a volte mi incuriosisco, altre volte resto letteralmente a bocca aperta.
Leggevo stamattina la notizia che
una hostess della British Midlands ha fatto causa alla sua compagnia aerea che le proibisce di imbarcarsi con la Bibbia quando è di servizio sui voli tra il Regno Unito e l'Arabia Saudita (no dico, ci rendiamo conto? Non ci si può imbarcare con la Bibbia se un volo è diretto in Arabia Saudita? Alla faccia della libertà di Credo!) Inoltre, nei mesi scorsi la British Airways si è trovata ai ferri corti con una hostess che si ostinava a voler portare una piccola croce cristiana sull'uniforme (eh, ma che sei matta??? Esternare con tanto accanimento una tua fede, non si fa!). La British ha vinto la causa ma ha fatto marcia indietro davanti alle vigorose proteste della Chiesa Anglicana e delle altre confessioni cristiane…
E già mi viene l’angoscia al pensiero che una persona non possa scegliere quali simboli indossare…
Poi.
Proseguendo leggo che Ahmadinejad minaccia la scomparsa di Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele in quanto potenze oppressive e lontane dagli insegnamenti di Dio (invece voi, guarda, siete proprio puri e degni del Paradiso…).
Ora. Per quanto io possa essere concorde sulla questione dell’oppressione mi sono però altamente rotta le palle di leggere continuamente le minacce di questi psicotici paranoici esaltati. Non sopporto più la condiscendenza forzata per non farli innervosire, non sopporto più questo continuo andargli incontro, questa tolleranza a senso unico. Perché la tolleranza deve esserci da entrambe le parti, non può determinare negazione della propria cultura. LA TOLLERANZA (io poi preferisco il termine “convivenza”, “tolleranza” mi sembra discriminante) VERSO LE ALTRE RELIGIONI E GLI ALTRI POPOLI NON DEVE DIVENTARE UNA NEGAZIONE DELLA PROPRIA RELIGIONE E DELLA PROPRIA CULTURA.
Leggevo poi di Adam Smith, il presidente dell’associazione musulmana in Italia… Gli è stata inflitta una multa di 6.000 euro (solo???) per aver offeso i cattolici e la religione cristiana in un programma televisivo. E qualche mese fa ha buttato dalla finestra dell’ospedale il crocefisso che si trovava sopra il letto della madre ricoverata (toglierlo e appoggiarlo da qualche parte no? Bisognava per forza buttarlo dalla finestra?)
Ora.
Punto 1: fosse per me quel “signore” non avrebbe la minima visibilità, altro che televisione.
Punto 2: l’avrei già buttato fuori dal paese. Non si è mai visto un ospite che detta legge a casa altrui senza rispettarne minimamente le regole (ricordo ancora con veleno la questione del crocefisso nelle scuole… e mi sale ancora la bile).
Non ho più tolleranza per tutto questo, non ho più pazienza, non riesco più a mettermi nei loro panni e a capire cosa li spinge a comportarsi in questo modo incivile, sprezzante, bellicoso e paranoico.




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11 dicembre 2006

Vade retro Satana!

Da un po’ di tempo sto seguendo l’infinita diatriba sulle coppie di fatto.
Diritti sì, diritti no.
E’ della scorsa settimana la notizia che entro il 31 gennaio 2007 i diritti delle coppie di fatto verranno equiparati a quelli delle “famiglie” (quelle vere, quelle che – per intenderci – non vivono nel “peccato”).
Ora, personalmente la cosa mi lascia piuttosto indifferente. “Vivo nel peccato” da 8 mesi con Angel e sto da Dio. I diritti e i doveri della nostra coppia li stabiliamo noi senza problemi particolari. Se però si parla di diritti in materia fiscale la notizia mi rallegra non poco. (Un esempio per tutti: perché le agevolazioni sui mutui per la casa valgono solo per le coppie sposate? E se una coppia volesse acquistare prima del matrimonio? E se volesse acquistare senza l’obiettivo del matrimonio? Cos’è questa discriminazione?)
La risposta del Vaticano – ovviamente! – non si è fatta attendere (tanto perché la Chiesa non dovrebbe entrare nelle questioni politiche…) e attraverso L’Osservatore Romano accusa la politica italiana di avere come priorità lo sradicamento della famiglia.
Ora, le riflessioni inevitabili sono due.
La prima è: vabbè che stiamo messi maluccio in Italia, ma pensare che sradicare l’istituzione famiglia sia la priorità del governo mi sembra eccessivo… E come al solito i cattolici danno prova di paranoici sentimenti di persecuzione.
La seconda è: mi hanno insegnato che nel matrimonio religioso ci si sposa davanti a Dio. Nel matrimonio civile no. Però, matrimonio religioso e matrimonio civile godono di pari diritti. Dunque: che differenza c’è tra matrimonio civile e coppia di fatto a livello religioso? Nessuna. E quindi la Chiesa cosa vuole? Vuole mettere in discussione anche i matrimoni civili?
Per quanto mi riguarda non mi interessa che i miei diritti di convivente vengano messi alla pari con quelli delle coppie sposate, se volessi gli stessi diritti e doveri mi sposerei punto e basta, ma queste continue e fastidiose intromissioni della Chiesa al di fuori dei suoi confini mi rendono insofferente. La società evolve, i cambiamenti sono enormi e irrefrenabili… Va bene il punto fermo – e “l’elevata moralità” – che la Chiesa garantisce, però tapparsi gli occhi e ignorare i nuovi costumi – o peggio, metterli al rogo – non è una soluzione che salverà le greggi dal “peccato”. Dobbiamo forse tornare alla Santa Inquisizione?




permalink | inviato da il 11/12/2006 alle 13:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

5 luglio 2006

Ride bene chi ride ultimo

Si può godere come un suino in calore per una notizia del genere?... EBBENE SI'!!!
***

Che fine ha fatto la "pizza arrivederci" citata dalla "Bild" alla vigilia di Italia-Germania? Il giorno dopo la vittoria degli azzurri sulle prime pagine dei quotidiani tedeschi non c'è più alcuna traccia del sarcasmo dei giorni scorsi, è tempo di leccarsi le ferite e dare spazio all'orgoglio patriottico. "Siete comunque eroi, noi piangiamo con voi", titola oggi la "Bild", ma intanto in finale ci andrà l'Italia.

Il giorno dopo Dortmund la stampa tedesca cambia tono, non usa più "sfottò" più o meno pesanti rivolti alla nazionale italiana, ma rivolge il pensiero esclusivamente al patriottismo e all'orgoglio di poter comunque ancora salire sul podio. La "Bild" titola "Noi piangiamo insieme a voi", ma poi viene sottolineato "Che battaglia, che dramma e che tragedia per la nostra nazionale", ammettendo tuttavia che: "Gli italiani sono stati migliori". Si punta dunque alla finale per il terzo posto: "Peccato, ragazzi. Avete lottato come campioni del mondo. Su la testa, l'Italia era troppo forte per noi. Ma sabato vogliamo essere terzi, e non vogliamo lamentarci. Noi diciamo a Klinsi e a tutti i suoi ragazzi: Grazie per questo meraviglioso mondiale". Insomma delusione, ed altri toni rispetto a quelli della "Pizza Arrivederci" della vigilia.
La stampa internazionale, invece, per un giorno si è vestita tutta d'azzurro. La nostra nazionale viene ricoperta di complimenti, sia per il gioco espresso sia per il carattere dimostrato. Gli argentini, eliminati dalla Germania ai quarti di finale dopo i calci di rigore, si sentono vendicati dagli azzurri. "El Clarin", il più diffuso quotidiano sportivo argentino, ha titolato con un inequivocabile "Grazie". "L'Italia ha gestito la partita con la Germania - si legge nell'articolo - proprio come aveva fatto l'Argentina, ma ha capito come batterla". "Delirio azzurro" ha scritto invece "La Nacion". Addirittura in Spagna, altro Paese dove tradizionalmente non si sprecano in complimenti nei nostri riguardi, utilizza toni euforici, apprezzando anche il gioco espresso dalla squadra di Marcello Lippi. "L'Italia dimentica il catenaccio e fa innamorare il mondo", titola "Marca" nell'edizione on-line, mentre in quell cartacea apprezza la tenacia degli azzurri: "Questo è combattere!", e ricorda al tecnico delle "Furie Rosse" Aragones "Luis, hai visto la semifinale?". Secondo "Marca" inoltre la "Germania ed Italia hanno reso un omaggio al calcio: 120 minuti di passione, tensione, furia e qualità...". Il quotidiano madrileno "As" gioca invece con il nome del primo marcatore azzurro, Fabio Grosso, e titola "Trionfo Grossissimo". Anche il francese "L'Equipe" dà spazio alla nostra nazionale titolando senza mezzi termini "Magnifica Italia", parlando di un "match superbo che ha lasciato in trance il Westfalenstadion", mentre l'inglese "Times" punta l'attenzione più sui tedeschi con "Germania col cuore in pezzi" sottolineando la "conclusione profondamente poco tedesca per l'avventura dei padroni di casa".




permalink | inviato da il 5/7/2006 alle 12:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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maggio