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Riflessioni e punti interrogativi

 

Da un po’ di giorni sono scazzata e nervosa, mi sento stanca e prosciugata.
Sono stata capace di passare un’intera giornata sul divano davanti alla tv a guardare niente.
E mi è aumentato il rodimento al pensiero di aver sprecato del prezioso tempo libero.
Sono giorni di tanto tanto lavoro e di continue riflessioni.
Sono poco predisposta al dialogo e, soprattutto, all’ascolto.
Mi sono rotta di sentire sempre le stesse cose e ripetere sempre le stesse cose.
Mi sono rotta di sentire stronzate e discorsi totalmente fuori dalla realtà.
E mi sono rotta di sentire lagne e lamentele.
Il mio ex si sposa.
Continua a sollecitare un mio commento da 4 giorni.
Non riesco a dirgli niente, cosa dovrei dire? Auguri? Congratulazioni?  O forse dovrei chiedergli se davvero vuole sposare una che ha la personalità e il cervello di una pianta, una che finge di non vedere le corna che ha?
Così non ho detto nulla, ho letto l’sms e sono rimasta come una scema, con un grosso punto interrogativo sulla testa.
Quando avrò metabolizzato l’informazione forse gli risponderò.
Nel frattempo penso ad un altro discorso fatto nel week end.
Si è parlato di lavoro, di figli, di scelte di vita.
Mi sono sempre chiesta da cosa derivi la mia scarsa stima per le donne che scelgono di restare a casa a crescere i figli invece di dividersi tra lavoro e famiglia.
Mi è sempre sembrata una scelta di comodo, fatta da donne che non hanno voglia di lavorare o non sono in grado di gestire due situazioni così faticose.
E mi sono chiesta “se io avessi la possibilità di stare a casa, se Angel guadagnasse abbastanza da permettermi di non lavorare, che farei? Sarei una di quelle che mollano il lavoro per crescere i figli passo passo? Non è che forse la mia è solo invidia per quelle donne che possono permettersi di non correre tutto il giorno e che possono dedicarsi totalmente alla famiglia? Non è che sto applicando la storia della volpe che non arriva all’uva?”
No.
Dopo tante riflessioni ho capito una cosa: non sopporterei il fatto di non avere un’indipendenza economica, di non poter comprare qualcosa quando e come decido io, di dover chiedere i soldi a qualcuno.
Mi sentirei male. Mi sentirei male al pensiero di spendere dei soldi guadagnati da qualcun altro, mi sentirei male al pensiero di non essere totalmente indipendente.
Liberatami da questo peso posso finalmente affermare che io continuerei a lavorare e ribadisco di rispettare (poco) e comprendere (affatto) chi fa una scelta diversa da questa.
Il pensiero che ci sono donne che lavorano per occupare il tempo nell’attesa di sposarsi e fare figli mi fa rabbrividire.

Pubblicato il 5/6/2008 alle 15.1 nella rubrica Sfoghi.

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